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La provocazione del quotidiano romano

Vittorio Feltri: non è mai Tempo per far satira sulla Boldrini

Vittorio Feltri: non è mai Tempo per far satira sulla Boldrini

Doverosi complimenti a Gian Marco Chiocci, direttore del Tempo di Roma, il quale ieri, dopo aver visto su vari siti il montaggio fotografico che ritraeva Matteo Salvini col bavaglio, sullo sfondo del logo delle Brigate Rosse, e constatato che nessuno aveva condannato la squallida operazione, l’ ha replicata sostituendo l’ effigie del leghista con quella di Laura Boldrini, presidente della Camera. Come volevasi dimostrare: mentre il linciaggio del leader nordista era passato pressoché inosservato, non avendo suscitato indignazione da parte di alcuno, l’ esposizione della regina di Montecitorio imbavagliata, esattamente come il capataz delle camicie verdi, ha scatenato reazioni violente che hanno colpito il quotidiano romano e colui che magistralmente lo guida. Da ciò si deduce che Salvini può tranquillamente essere strapazzato sui social; invece, la Boldrini non va sfiorata nemmeno con una piuma.

Le pari opportunità sono un affare che riguarda le donne di sinistra e non valgono per gli uomini, specialmente se non omosessuali. Un calcio in bocca a Matteo è lecito sferrarlo. A Laura bisogna solo riservare carezze. E lei è la prima a pretendere il rispetto negato al maschione padano. Vi rendete conto della assurdità di questo fatto valutato con due pesi e due misure? Il brutto è che Chiocci è stato fanculato da tutti per aver fatto la stessa cosa, speculare, compiuta impunemente sulla rete da progressisti sfrontati e maledetti.

Così si certificano l’ egocentrismo patologico e la somma presunzione della Presidenta, impegnata a esaltare se stessa, e la mancanza di senso democratico del suo entourage, pronto a dividere i buoni e i cattivi sulla base di pregiudizi politici. In altri termini le pari opportunità e la parità dei diritti vanno concessi non a tutti, bensì soltanto ai compagnucci. Quelli che fanno la guerra alle parole e alla semantica ignorando che il linguaggio, nascendo dal basso, cioè dal popolo, non si cambia con un decreto firmato da quattro ignoranti. Gian Marco Chiocci è un eroe che ha sfidato gli imbecilli del pensiero unico, anzi, inconsistente, e ha vinto.

di Vittorio Feltri

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