sono le capre a gestire la schifosa dittatura:

 

Codice Antimafia, pene inasprite: ai pm basta un sospetto per sequestrati il conto corrente e processarti

Codice Antimafia, pene inasprite: ai pm basta un sospetto per sequestrati il conto corrente e processarti

Lo chiamano Codice Antimafia, ma, in realtà, è un dispositivo di legge finalizzato ad inasprire le pene per reati molto diversi tra di loro, che punisce il solo “sospetto” con confische e sequestri del patrimonio. Fermato per un soffio (e per mezzo di Ap) lo Ius Soli, il Pd ha provato a ricucire con questa mossa i rapporti con le organizzazioni non governative più vicine alla sinistra. Acli, Arci, Avviso Pubblico, Centro studi Pio La Torre, Cgil, Cisl, Legambiente, Libera, Nomi e Numeri contro le mafie, Sos Impresa e Uil sono infatti state le prime a gioire, ieri sera, quando la Camera dei deputati ha dato il via libera al testo scritto dal ministro della Giustizia Andrea Orlando con 259 voti, che pure sono molti meno della metà di quelli degli aventi diritto, 630.

La “riforma” punta a velocizzare le misure di prevenzione patrimoniale per i mafiosi ed estende la loro applicazione a corrotti, stalker e terroristi. Viene prevista una «trattazione prioritaria» di sequestri di denaro e confische dal momento che nei nei tribunali dei capoluogo sede di corte d’Appello si istituiranno sezioni o collegi specializzati per trattare in via esclusiva i procedimenti.

Basteranno il sospetto e un’indagine, dunque, per sequestrare il patrimonio. Fino ad oggi era necessaria una condanna. Si estendono i casi di «confisca allargata» quando viene accertato che il patrimonio dell’autore del reato è sproporzionato rispetto al reddito e il condannato non è in grado giustificare la provenienza dei beni. Ai fini delle indagini patrimoniali tutti i titolari del potere di proposta di prevenzione avranno accesso al Sid, che poi è il sistema di interscambio flussi dell’Agenzia delle entrate.

Basterà dunque una denuncia per stalking perché un pm possa indagare sul patrimonio di un cittadino. Soddisfatta, dopo il via libera alla riforma che aveva fatto storcere il naso a una grossa fetta del Pd e addirittura al magistrato che governa l’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, la presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi: «È un regalo al Paese». Se per il Guardasigilli, dem dissidente, la riforma è «una svolta», le opposizioni si indignano. Per Forza Italia parla Renato Brunetta, che grida all’ «abominio». Per il collega Carlo Sarro, il codice contiene norme «illiberali» e «costituisce un arretramento del livello di civiltà giuridica del nostro Paese».

Gli azzurri sostengono che questa norma si inserisca «nel solco di altre norme di diritto penale e sostanziale varate nell’ultimo triennio esclusivamente per assecondare l’invasività di talune procure». Una piccola polemica c’è stata in Aula quando si è toccato il tema dello stalking. Il reato di “Atti persecutori”, che fu introdotto nel 2009 dal governo di Silvio Berlusconi, è stato oggetto nell’ultimo triennio di due marce indietro firmate dal Pd. Prima, tre anni fa, è stata cancellata la carcerazione obbligatoria, poi, a giugno, è stata introdotta la possibilità di estinguere il reato dietro pagamento di una somma, cosa che ha fatto infuriare le femministe. Oggi, il governo, prevede il sequestro preventivo dei beni anche per i soli sospettati. Protesta Ap che, tornata nelle mani di Maurizio Lupo, contesta l’equiparazione tra ma mafiosi e corrotti, così come malumore serpeggia tra gli stessi renziani. Anche l’ex premier è perplesso rispetto all’idea di consegnare ai magistrati le “chiavi” del Palazzo.

Il Codice ridisegna l’Agenzia nazionale per i beni confiscati, che rimane sotto la vigilanza del ministero dell’Interno, dotandola di un organico di 200 persone. Sono quasi 20 mila i beni confiscati alle mafie, tramite sequestro preventivo, a cui si aggiungono 2.876 aziende. Altri 20 mila i beni confiscati (tra terreni, aziende e immobili) con procedimenti di natura penale. Immenso il loro valore: quasi 30 miliardi.

La normativa, che aveva creato non poche preoccupazioni in Confindustria perché rischia di bloccare molti appalti, si applica anche ai presunti corrotti, vuole fermare “parentopoli” nella pubblica amministrazione e nei Tribunali. Non potranno più assumere l’ufficio di amministratore giudiziario, coadiutore o diretto collaboratore il coniuge, i parenti e gli affini, i conviventi o i commensali abituali del magistrato che conferisce l’incarico. Chi è andato a cena con un magistrato, dunque, non potrà ricevere da lui alcuna nomina.

di Paolo Emilio Russo

 

ORA, CONSIDERANDO CHE LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEI PROCESSI PER PRESUNTI MAFIOSI SI CONCLUDE CON ASSOLUZIONE

( I MAFIOSI VERI NON LI PROCESSANO)

CON QUESTO IMMONDO GIOCHINO TI ROVINANO E TI TOLGONO DI MEZZO CON UN “SOSPETTO”

POI …DOPO ANNI TI ASSOLVERANNO QUANDO MAGARI TI SARAI SUICIDATO..

NEMMENO NELLA COREA DEL NORD….

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Un pensiero su “sono le capre a gestire la schifosa dittatura:

  1. Con questa legge nessun cittadino avrà più la sicurezza di poter gestire il suo patrimonio perché basterenno semplici sospetti per bloccarlo o confiscarlo…e vai con la dittatura italiana …Italia paese di emme!
    Claudia

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