si chiama istigazione a delinquere:

 

«Il messaggio è gravissimo: chi occupa illegalmente una casa ha una priorità nell’assegnazione di una casa popolare rispetto a chi rispetta la legge». Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’ Italia, sollecitava lo sgombero di Palazzo Curtatone da molto tempo.

Il Viminale chiede che, prima di eseguire sgomberi, si trovino «soluzioni abitative alternative» per gli occupanti. Le sembra giusto?
«È una vergogna. Questa disciplina afferma un principio gravissimo: se occupi illegalmente lo Stato ti garantisce una casa, mentre se rispetti la legge puoi continuare a dormire sotto i ponti».

Agli eritrei di Piazza Indipendenza avevano offerto villette a Rieti e altre sistemazioni in periferia, eppure hanno rifiutato.
«Chiediamo che ora vengano assegnate ad italiani indigenti. Chi occupa illegalmente non può avere una priorità nell’ assegnazione di una casa popolare rispetto a chi vive dentro al perimetro della legge».

Parliamo di numeri. Quante persone potrebbero ambire ad una casa popolare?
«Ci sono 650mila domande inevase di alloggi popolari inoltrate da famiglie a cui il Comune non può assegnare la casa anche se ne avrebbero diritto e rientrano nelle graduatorie municipali. Ci sono 4 milioni di italiani in povertà e 61 mila sfratti eseguiti ogni anno, la stragrande maggioranza per morosità».

Agli sfrattati “normali” non viene fatta nessuna controproposta, però.
«Esattamente. Se gli alloggi a disposizione vengono assegnati agli occupanti abusivi per liberare un immobile, questo vuol dire che quegli alloggi vengono sottratti a chi è in lista e ne ha diritto».

Il tema è più generale. Questi rifugiati sostengono di essere stati costretti ad occupare perché non trovavano case, servono soldi. Non è giusto che le istituzioni li accompagnino, anche finanziariamente?
«Un richiedente asilo viene sostenuto all’ arrivo e nella fase emergenziale. Se non viene riconosciuto lo status di rifugiato è clandestino e va rimpatriato, se invece si tratta di un rifugiato – come dicono essere in buona parte gli occupanti di Piazza Indipendenza – diventa un normale residente sul nostro territorio al pari di un qualunque altro straniero legalmente residente».

Quindi dovrebbe riuscire a mantenersi, giusto?
«Una volta che lo Stato ti riconosce lo status di rifugiato devi trovarti un lavoro e un alloggio come fanno tutti. Nessuno può pensare che lo Stato italiano li debba mantenere a vita, no?».

Gli ex occupanti hanno sfilato per rivendicare il diritto ad occupare case ed edifici sfitti. Esiste quel diritto?
«È una cosa che non esiste e sarebbe una grave ingiustizia nei confronti sia degli italiani sia degli stranieri regolari. Se sei un rifugiato e occupi illegalmente ne subisci le conseguenze, al pari di qualunque altro cittadino. Aspetto le denunce. Poi è emerso come funzionava all’interno del palazzo di via Curtatone: appartamenti affittati a pagamento dal racket delle occupazioni con i soliti delinquenti che si arricchiscono sull’ illegalità e sugli immigrati…».

C’erano le donne disperate, a Piazza Indipendenza. Non l’hanno colpita quelle immagini?
«È uno schema classico della malavita quello seguito dai delinquenti che hanno voluto usare bambini e donne come “scudi umani”. Per questo dico alle varie ong che si sono sbracciate dicendo che la Polizia aveva terrorizzato i bambini: sì è vero che i bambini erano terrorizzati, ma non per colpa della Polizia che faceva rispettare la legge, ma per colpa di chi li sfrutta per continuare a delinquere».

Il Pd, Laura Boldrini, la sinistra in genere hanno criticato duramente Polizia, Prefetto e Viminale.
«Noi stiamo al 100% con le Forze dell’ordine ed è vergognoso che i vertici delle Istituzioni, compreso il Capo della Polizia, non si siano schierati dalla loro parte senza tentennamenti. Quanto alla sinistra, si ricordi Capalbio».

Il mare dei radical chic?
«Loro sono sempre accoglienti a parole. Quando poi li mettono vicino a loro, i radical chic fanno le barricate. Si riempiono la bocca di “accoglienza” ma poi l’accoglienza la scaricano nelle periferie, nei quartieri poveri, su chi non può difendersi. Se ne stanno accorgendo pure i loro sindaci».

di Paolo Emilio Russo

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