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Vittorio Feltri: “Emmanuel Macron? Mi sembra di essere tornato ai tempi di Mario Monti”

 

 

 

 

Ciò che riesce meglio a noi italiani è la leccata al potente di turno o a quello che reputiamo sia diventato tale. L’ultimo che si è giovato delle nostre linguate è Macron, un giovane che fino al momento della sua incoronazione – presidente della Francia – pochi (o nessuno) conoscevano. È bastato che il ragazzo fosse dato in vantaggio sulla negletta Le Pen nel ballottaggio a spremere le ghiandole salivari dei nostri connazionali. Dal posteriore di Macron cola bava a litri.

Uno spettacolo disgustoso e divertente al tempo stesso. I commenti entusiastici per l’ingresso all’Eliseo di Emmanuel non si contano: non c’è giornale (o televisione) nazionale che non si sia abbandonato a elogi sperticati del vincitore della competizione con la fascista o sovranista o come diavolo volete definirla. Il marito di Brigitte, che ha il merito di averlo sedotto quando aveva appena smesso di indossare i calzoni corti, mentre lei era in cattedra e lui sui banchi di scuola, viene già dipinto quale fenomeno i irraggiungibile abilità. È bello, aitante, intelligente, geniale e pertanto salverà non soltanto la Francia, ma anche l’Europa.

Ed è proprio questo che ci preoccupa. Uno che ha nei suoi piani il rafforzamento della moneta unica, della UE e del Quarto Reich, uno che è portato in palmo di mano dai finanzieri, dai banchieri, dalla Merkel e da tutti i politici italiani (progressisti e semiprogressisti) a me fa paura. Temo che ci rifili delle fregature, anzi sono certo che ci infinocchierà togliendoci dalle tasche gli ultimi spiccioli.

Dicono che Renzi si sia innamorato di lui dopo essersi innamorato di Obama. Si vede che ha la cotta facile. Alla sua età succede, ma chi si fida di uno che ha il cuore così ballerino? Bisogna ammettere che il vizio di lasciarsi ammaliare è diffuso nel nostro Paese e non si può accusare esclusivamente Matteo di essere incline a subire il fascino dei presunti grandi. Siamo memori delle attenzioni che furono riservate a Mario Monti allorché si impadronì di Palazzo Chigi. Egli venne addirittura idolatrato non solamente perché, data la stagione, indossava un loden classico.

Qualcuno, per esempio una illustre firma della Repubblica, gli dedicò un peana meraviglioso quando il premier novello soleva salire sul treno Frecciarossa, in compagnia della consorte, rinunciando all’aereo di servizio. Gesto eroico. Sorvoliamo su altre sviolinate di autori iperdemocratici, tutte tese a dimostrare che il professore era un dio e non un bullo gradasso quale Berlusconi.

Il posto al governo fu successivamente occupato da Letta il nipote. Cui non mancò un bagno di saliva predispostogli dagli editorialisti di ogni estrazione. Leccate di posteriore da mozzare il fiato. L’esperienza di Letta fu breve quanto un sospiro, ma la quantità di acquolina elargita dalla stampa per narrarla non si dimentica. Un ettolitro? Forse di più. Non paghi di essersi disidratati per umettare i nostri presidenti del consiglio, ora i miei colleghi, interpretando i sentimenti dei loro padroni, si sono buttati sul didietro di Macron con un entusiasmo sfrenato. E giù leccate. Il culo straniero arrapa la categoria degli scribi. È il trionfo dell’esterofilia.

Personalmente non conosco il neopresidente e non desidero dire troppo male di lui. Mi limito a segnalare che qualcuno lo ha sfottuto per essersi unito in matrimonio con una donna di 24 anni più vecchia di lui. Non partecipo a questo genere di critiche. Ciascuno in piedi o a letto fa quel che gli garba. Nel caso specifico, auguro a Emmanuel di essere disinteressato all’erotismo, che in fondo è una scocciatura, specialmente con la moglie, a prescindere dalla data di nascita della medesima.

 Vittorio Feltri

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