togliamo il tappo ?

Sicilia, il saccheggio al Nord: le dieci prove del furto di denari pubblici

Sicilia, il saccheggio al Nord: le dieci prove del furto di denari pubblici

Leggere qualche volta è molto istruttivo. Qui proponiamo di tirarne una conseguenza politica, dettata dal buon senso. Come dice il Codice Civile e insegnavano ai ragionieri: si tratta di regolarsi da buon padre di famiglia. In pratica: chiudere il denaro-dotto che porta le tasse di lombardi, veneti e di chiunque abbia a cuore un po’ di giustizia nella palude del Bengodi, che si chiama Sicilia. Esageriamo? Siamo cattivi italiani? No, anzi. Vorremmo essere italiani alla stessa maniera. Se siamo una famiglia non è il caso che ci sia chi mangia la pappa degli altri.

A fornire elementi al di sopra di ogni dubbio è stato Paolo Mieli, che ieri sul Corriere della Sera ha infilzato con lo spiedo i conti della Regione Siciliana. Si scrive così «Regione Siciliana». Infatti la Trinacria è l’unica Regione ad aver diritto di essere appellata usando l’aggettivo, allo stesso modo della Repubblica Italiana, a sottolinearne grammaticalmente l’autonomia rinforzata, come si dice degli aperitivi dove al Campari si associano abbondanti vettovaglie. Questo rinforzo siculo coincide con un banchetto pantagruelico, assegna ai beneficiati di Palermo, Catania, Trapani eccetera porzioni ciclopiche.

Il buon padre di famiglia, anche se non è proprio bravo, ne ricava questa idea: che bisognerebbe mettere un po’ a posto le cose. Dovrebbe esserci un po’ di giustizia. Ci piace la quasi indipendenza acquisita dai siciliani, ma pure a noi piacerebbe essere più indipendenti dalla Sicilia, da questo sistema per cui alcune Regioni virtuose consentono ad altre, ed in particolare alla citata patria dei fichi d’India, di mantenersi intatte nei vizi. È un lusso che non ci si può più permettere. Deve esistere solidarietà fraterna tra territori ricchi e zone povere, come no, ma continuare con questo sistema, significa diventare complici del malaffare. Con un risvolto non da poco: se si va avanti così, anche la Regione Siciliana non avrà più nulla da poter sperperare, perché sul portone del magazzino nordico sarà apparso un cartello «Chiuso per rapina».

Poi ci si stupisce se Lombardia e Veneto hanno indetto un referendum per potersi tenere non tutte, ma buona parte delle tasse finora versate nel serbatoio da cui succhia non con la cannuccia ma con l’idrovora la Terra delle Coppole.
Ecco alcuni elementi di questa favolosa dissipazione fotografata da Mieli.

1) Antonio Fiumefreddo, capo di «Riscossione Sicilia», in una recente audizione parlamentare, ha rivelato che nel 2015 avrebbe dovuto incassare 5 miliardi e 700 milioni, euro che, al momento del conquibus, si sono ridotti a 480 milioni. Pari all’8% del dovuto. Fiumefreddo, facendo poi conti complessivi, ha comunicato che si sono involati nel nulla (o nelle tasche degli amici degli amici) 52 miliardi. I siciliani hanno evaso 52 miliardi, con serena tranquillità. Che si fa? Niente.

2) Negli oltre quattro anni in cui Rosario Crocetta è stato governatore della Sicilia, l’indebitamento della Regione è cresciuto in modo spaventoso (oltre il quaranta per cento).

3) Ventitremila forestali (primato mondiale) costano 250 milioni di euro l’anno.

4) La Sicilia conta un dodicesimo circa della popolazione italiana, ha un settimo dei non vedenti dell’intero Paese.

5) Nel Sud abita il 34,4% degli italiani ma (secondo l’Inps) ci sono un milione e 335.093 trattamenti d’invalidità, pari al 44,896 del totale. Se si fa una comparazione con il Nord, un terzo di questi invalidi (445.000) è di troppo.

6) In Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna ci sono 45 pensioni «assistenziali» ogni mille abitanti. In Sicilia 91 (in Sardegna sono di più: 92; e in Calabria 97).

7) La Regione Siciliana su un totale di quindicimila lavoratori ha 2.800 sindacalisti, ovviamente, inamovibili. Altri 2.900 (record assoluto) sono «titolari di legge 104» cioè assistono un familiare o un parente disabile. E per questo neanche loro sono trasferibili.

8) Sui 29.093 italiani beneficiari di assegno previdenziale (costo annuo di 1,41 miliardi), la metà, 16.500, è a carico della Regione Siciliana. Per una spesa di 677 milioni di euro.

9) In Sicilia le persone che portano un handicap grave sono passate, nel giro di due anni, da 1.500 a 3.600. In una cittadina, Misilmeri, si è proceduto eccezionalmente a una verifica: su cento disabili quelli autentici sono risultati 47. Degli altri 53, 38 stavano benone, 15 erano deceduti da un pezzo.

10) In Lombardia la spesa per l’acquisto di «materiale informatico e tecnico» nel 2016 è stata di 112 mila euro, quella della Sicilia, per lo stesso «materiale informatico e tecnico» è stata di un miliardo e settecento milioni. Cioè, si sono portati via un miliardo, seicentonovantanove milioni e 888mila euro di più. Cos’hanno comprato: la Nasa, Google?

Ci fermiamo qui. Secondo voi com’è possibile che la Sicilia possa tranquillamente accumulare questi debiti? Secondo voi chi li ripiana? Ecco. Avete pensato giusto. Il Lombardo-Veneto da solo trasloca fuori dai suoi territori circa 100 miliardi di euro, e le Regioni funzionano. Il Trentino-Alto Adige, con le sue due province autonome, ha più o meno gli stessi statuti di semi-indipendenza fiscale della Sicilia. Ma le cose funzionano alla perfezione. Si fanno persino più figli.

Mieli tira una morale un po’ diversa dalla nostra: chiede al ministro Padoan retoricamente cosa direbbe l’Europa se sapesse di queste storture. L’Europa? Bruxelles? Al diavolo. Basta che si sappia al Nord. E se non si vuole che le Regioni benefattrici loro malgrado scoppino, si facciano in fretta i referendum per l’autonomia e se ne tirino le conseguenze. Anche in Sicilia. Come diceva Leonardo Sciascia essa sarà anche «irredimibile», ma non è una malattia che dia diritto al vitalizio perpetuo a spese altrui.

di Renato Farina

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