Una valanga di sventure

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Saura Plesio (Nessie): Una valanga di sventure

Troppe vittime, troppi ritardi, troppi errori, troppe responsabilità  rimpallate l’un l’altro, da un ente all’altro, troppa incuria. Soprattutto stride non poco la latitanza criminale dei nostri politici sempre pronti a prezzemolare qua e là nei cosiddetti “eventi mondani”, sempre a pavoneggiarsi sotto i riflettori dei “forum mondiali”,  ma del tutto assenti nei luoghi impervi della sciagura.

Diciamo la verità, il crollo dell’albergo Rigopiano e i nostri connazionali intrappolati là sotto la slavina (parecchie  tonnellate di neve) al freddo e al gelo, sono un po’ la metafora  di un’Italia che si sta portando addosso pesi e gravami più grandi di lei. A completare il mesto teatro delle sciagure ecco che precipita forse ingannato dalla nebbia,  anche l’elicottoro del 118  caduto durante il recupero di uno  sciatore ferito un una pista da sci. E nella sciagura è morto il pilota, il medico, l’infermiere, due tecnici del  Soccorso Alpino, non ultimo, anche lo sciatore stesso, già ferito. Non ci voleva che questa per aggiungere profondo rincrescimento, dolore e commozione  per i nostri generosi connazionali (foto in alto),  ad una situazione già tanto grave. Le cronache ci ripetono nomi di località fino a ieri sconosciute: Campofelice (ironia del destino, il luogo della caduta dell’elicottero adibito al soccorso),  Farindola dove sorge (o meglio, sorgeva)  il citato Hotel Rigopiano. Campotosto dove c’è un lago, e dove si parla anche del possibile cedimento di una diga, nel caso dovessero continuare le scosse. Non c’è limite al peggio, in questo martoriato territorio già soggetto ad un numero incalcolabile di scosse sismiche.

I racconti incredibili dei sopravvissuti e recuperati alla luce e alla vita dopo 58 ore di  buio e  di freddo, i morti, i dispersi (11, mentre scrivo) che mancano ancora all’appello.  I bambini (quattro) tratti in salvo dalle braccia vigorose dei Vigili del Fuoco.  Ma si sa che i bambini hanno speciali anticorpi dovuti all’ inconsapevolezza di cose più grandi di loro, al loro spensierato affacciarsi alla vita. Pertanto, sopportano e resistono meglio degli altri, con  tutta la levità che è gli  è propria.
Resta il dolore dei parenti, dei congiunti stretti,  per chi non ce l’ha fatta. L’angoscia di chi resta in attesa  dei dispersi, e che ora forse vorrebbe solo avere un luogo appartato nel quale piangere i propri eventuali morti, che però mancano ancora all’appello. Sì, perché come avviene anche in guerra, alla fine alla morte –  quella morte che Goethe chiamava non a caso “la prima notte di quiete” –  ci si rassegna; ma alla “sparizione” e alla “dispersione” dei propri cari no, mai.
Su tutto, incombe  il baraccone mediatico degli esperti da salotto in tv, le ciarle e il chiacchiericcio pressanti, fastidiosi quanto inutili, il solito Circo Barnum già visto in altre tragiche analoghe circostanze. Un copione ben descritto da Billy Wilder nel film  drammatico “L’asso nella manica“, film in anticipo di almeno 50 anni sui nostri catastrofici tempi, nel quale un giornalista senza scrupoli (interpretato da Kirk Douglas) organizza attorno ad un uomo rimasto accidentalmente intrappolato dentro  una cava, un magistrale carrozzone mediatico al fine di fare lo scoop e di dare una spinta alla sua carriera.

Poi le telefonate registrate di come e quando fu ignorato l’allarme, prendendolo per uno scherzo da parte dell’operatrice della Protezione Civile.  Telefonata che ha una data e una registrazione (mercoledi 18 gennaio h.18, 20). Valanga di sventure, ma anche valanga di colpe. Sarebbe bastato uno spazzaneve, un banalissimo spazzaneve inviato tempestivamente e forse le vittime sarebbero ancora sane e salve.
Uomini, donne e bambini che da ore aspettavano nella hall dell’albergo Rigopiano di Farindola, sul costone del Gran Sasso, con le valigie fatte pronti a mettersi in marcia per tornare a valle e uscire da una situazione critica. Una partenza rinviata di ora in ora perché di mezzi non ce n’erano o chissà dov’erano. È arrivata prima la valanga che ha spazzato via tutto e tutti.

 
Sono d’accordo con Sallusti: “Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile, deve al Paese più di una spiegazione: la neve era prevedibile, anche nella sua eccezionale quantità, le richieste di aiuto erano arrivate”.

Inutile che Gentiloni volato dalla Merkel col superjet di lusso, salti fuori con la reprimenda del «non è il momento delle polemiche». Le polemiche se le deve prendere sul muso, eccome! E non solo quelle, dato che sono un innocuo buffetto, se lo paragoniamo alle sue responsabilità.  Per cominciare non si vanno a fare annunci di politica territoriale e  di sicurezza ambientale dal suo lecchino Fabio Fazio su Rete 3, da sempre rete ufficiale del PD. Non si danno poteri straordinari a Curcio e Errani (due emeriti 2 di Coppe), a disgrazia avvenuta. Ora perfino i media mainstream come il Corriere parlano di “vari livelli con competenze frammentate, un puzzle che i carabinieri forestali stanno ricomponendo mentre ascoltano i testimoni e i sopravvissuti e acquisiscono documenti”.

Una cosa è certa: la catena di comando della Protezione Civile non ha funzionato. Forse nemmeno più la Protezione Civile serve a proteggerci dopo che hanno fatto di tutto per smantellarla dal suo interno, dopo la cacciata di Bertolaso.

Restano comunque volonterosi ed eroici uomini del Soccorso Alpino, dei Vigili del Fuoco che fanno l’impossibile, dei veri miracoli; ma, come è noto, prendono uno stipendio da fame (1200 euro al mese), rischiano la pelle e si portano i guanti e altra attrezzatura da casa. Dovevano inviarne molti di più della trentina che si è vista nei primi giorni, ma non dimentichiamo tutti i tagli lineari  attuati da Renzi. 
Marco Minniti ministro dell’Interno dopo le sue esternazioni l’indomani dell’uccisione del terrorista tunisino di Berlino Anis Amri nel dicembre scorso, è passato rapidamente dal ruolo di Tupamaro iniziale a quello Desaparicido attuale. Unica nota positiva in tanta desolazione: il suo ius soli, in previsione per febbraio, per il momento è stato fermato. 
Un’ultima cosa. In epoca di “alta velocità” e di mezzi di comunicazione di massa,  mi si deve spiegare come si può lasciare 33.000 abitanti del Teramano senza luce, senza riscaldamento e  con viveri razionati, dato che molti anziani non possono muoversi dalle loro case e le strade e i sentieri erano impraticabili. Invero, un grande livello di civiltà! 
L’Enel in compenso è un’artista  nell’importunare gli  utenti al telefono all’ora di pranzo e cena,  per le sue continue assillanti promozioni commerciali
Si sta scavando ancora, ma le ultime residue speranze sono andate perdute e le prime bare sono già state salutate tra lacrime, palloncini e i fiori. Le istituzioni hanno inviato corone (ma non opere di bene).
Tanto dolore, ma anche tanta rabbia!
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Un pensiero su “Una valanga di sventure

  1. dinamitebla

    non sapremo MAI la verità dei fatti….. Le merde sanno insabbiare tutto con dovizia. Una cosa è certa, il berlusca aveva stanziato 2.000.000 di eurini per la protezione civile, il megalomane 400.000 …….. Resto comunque dell’idea che la PC andrebbe abolita e sostituita dall’esercito che costa e non serve a nulla !!! i

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